Biografia
Poeta, artista, ideatore, ghostwriter, scrittore. Irriverente.
Stefano Bettini nasce a Padova, in aprile.
Definirlo attraverso una professione è complicato, perché nella sua vita ha cambiato più volte mestiere, linguaggio e modo di esprimersi. C'è però qualcosa che non è mai cambiato: la necessità di trasformare quello che sente in qualcosa che possa essere letto, visto, toccato o condiviso.
Prima sono arrivate le parole.
Poi la pietra.
Poi il colore.
Poi le persone.
Infine le storie.
E in mezzo, una vita intera.
Il poeta
Stefano Bettini comincia dalla poesia quasi per necessità.
I pensieri arrivano soprattutto di notte. All'inizio sono frammenti, parole sparse, immagini che al mattino rischiano di essere dimenticate. Comincia così a tenere carta e penna sul comodino, nel tentativo di dare una forma a quel rumore che gli gira nella testa.
Quello che inizialmente sembra un esercizio confuso diventa lentamente un linguaggio.
Scrive moltissimo, arrivando a raccogliere circa duecento poesie. Nascono negli anni diverse raccolte di poesie, identificate attraverso i colori: gialle, bianche, blu e verdi.
I colori non sono soltanto una scelta grafica. Diventano un modo per distinguere emozioni, periodi, stati d'animo.
La sua è una poesia istintiva, lontana dalla ricerca accademica e dalla costruzione formale. Bettini scrive soprattutto per rendere visibile qualcosa che, fino a quel momento, esisteva soltanto dentro di lui.
Ma dopo un po' le parole non gli bastano più.
Vuole toccarle.
Vuole che rimangano.
E così comincia a incidere le poesie sul travertino romano. La parola smette di essere soltanto inchiostro e diventa materia.
Senza saperlo, il poeta sta già diventando artista.
L'artista
L'incontro con un artista padovano e, successivamente, con una gallerista lo porta alla sua prima esposizione collettiva.
È l'inizio di una relazione con l'arte che negli anni cambierà continuamente forma.
Bettini è autodidatta. Non arriva alla pittura attraverso un'accademia, ma attraverso la curiosità, l'osservazione e la sperimentazione. Guarda gli altri artisti, frequenta mostre, prova materiali, sbaglia, ricomincia.
E soprattutto continua a portarsi dietro le poesie.
Letteralmente.
Le parole finiscono dietro ai quadri, diventando parte dell'opera stessa.
Le prime creazioni sono materiche e concettuali: pietra, legno, ardesia.
Una delle immagini simboliche del suo primo percorso è un sasso a forma di cuore, colorato di rosso, attraversato da una crepa, medicato con un cerotto e accompagnato da una sola parola:
Fragile.
Arriva poi Spremitura di cuore: un morsetto da falegname stringe un cuore di pietra dal quale sembrano cadere gocce di sangue raccolte in piccoli contenitori.
È una delle prime opere vendute e contiene già buona parte della sua poetica: trasformare un sentimento in un'immagine talmente immediata da non avere bisogno di essere spiegata.
Dalla materia Bettini passa progressivamente al colore.
Nascono gli Skiss, le Geometrie del caos, i Cracked, i Cerchi, fino alle grandi tele astratte e alla sperimentazione con la Fluid Art.
Negli anni espone in numerose mostre personali e collettive, passando, tra gli altri, da Wikiarte a Bologna, Padova Art, Arte Piacenza, Palazzo Venezia a Napoli, Casa delle Culture di Cosenza, Teatro Vecchio di Firenze, Abbazia di Farfa, CCM Museum di Catania, fino alle personali di Due Carrare, Bevagna e Orvieto.
Riceve la Medaglia d'Oro Città di Mombaroccio e la Targa d'Oro Città di Gubbio.
Il suo percorso artistico viene inoltre inserito nelle pubblicazioni Giorgio Mondadori Sensazioni Artistiche e nel Catalogo dell'Arte Moderna n. 49.
Una delle opere appartenenti alla serie Cracked entra nella collezione permanente del CCM Museum – Contea del Caravaggio di Catania, dove rimane in esposizione permanente.
Ma anche appendere quadri alle pareti, a un certo punto, gli va stretto.
Perché Bettini comincia a chiedersi se l'arte debba necessariamente essere qualcosa che un artista crea e gli altri osservano.
Da quella domanda nasce probabilmente la sua intuizione artistica più personale.
Art[e]xperience
Nel 2022 nasce Art[e]xperience.
L'idea è apparentemente semplice: smettere di essere spettatori dell'arte e cominciare a farne parte.
Bettini porta colori, tele, musica e persone nello stesso spazio e trasforma il processo creativo in un'esperienza collettiva.
Non occorre saper dipingere.
Anzi, forse è meglio non saperlo.
L'artista smette di essere l'unico depositario del gesto creativo e diventa colui che mette gli altri nelle condizioni di esprimersi.
Con Art[e]xperience artista, pubblico e opera finiscono per fondersi: chi partecipa non osserva semplicemente la nascita di un'opera, ma contribuisce fisicamente a crearla.
Nel tempo il progetto produce centinaia di opere condivise e viene raccontato anche dalla rivista Vivere Sani e Belli.
È in questo contesto che Bettini viene definito "Stimolatore di Espressività".
Una definizione insolita, ma probabilmente più precisa di "pittore".
Perché a quel punto non gli interessa più soltanto esprimere se stesso.
Gli interessa riuscire a far esprimere gli altri.
E questo, quasi inevitabilmente, lo riporta alle parole.
Il ghostwriter
Dopo aver raccontato se stesso attraverso poesie e quadri e aver coinvolto altre persone nella creazione artistica, Bettini scopre una nuova possibilità: raccontare le vite degli altri.
Nasce così il lavoro di ghostwriter.
Ascoltare prima di scrivere.
Entrare nei ricordi di una persona, raccogliere episodi apparentemente insignificanti, riconoscere quelli che invece contengono una vita intera e trasformarli in una storia senza cancellare la voce di chi l'ha vissuta.
Il ghostwriter, nella sua idea, non deve dimostrare quanto sia bravo a scrivere.
Deve riuscire a scomparire.
Il risultato migliore arriva quando la persona legge una pagina scritta da lui e pensa:
"Sono proprio io."
In fondo è una naturale prosecuzione di Art[e]xperience.
Prima metteva un pennello nelle mani delle persone perché potessero esprimersi.
Adesso presta loro le parole.
Lo scrittore
E poi arriva la narrativa.
In realtà Bettini aveva già cominciato a pubblicare libri destinati ai bambini con Le storie del mare profondo e successivamente La banda dei monelli.
Ma con Il Signore dalle Scarpe Gialle la scrittura cambia.
Cominciano a emergere temi che diventeranno centrali nella sua narrativa: uomini apparentemente forti e intimamente fragili, relazioni, errori, desiderio, solitudine, seconde possibilità e soprattutto quella parte dell'universo maschile che spesso gli uomini stessi fanno di tutto per nascondere.
Il Signore dalle Scarpe Gialle arriva tra i finalisti del premio R come Romance, ottenendo anche una menzione per il miglior personaggio non protagonista.
A questo universo appartiene anche I tuoi baci sono frizzanti con un retrogusto di boh, insieme ad altri romanzi che esplorano, con registri differenti, lo stesso territorio emotivo.
Da qui prende forma il progetto narrativo Uomini in crisi.
Non necessariamente uomini disperati.
E nemmeno uomini semplicemente in crisi con le donne.
Sono uomini arrivati a quel momento della vita in cui le certezze costruite per anni cominciano a scricchiolare. Uomini innamorati, lasciati, impauriti, sensuali, ridicoli, malinconici, contraddittori.
Soprattutto imperfetti.
Ed è proprio l'imperfezione a portare Bettini verso un'altra forma di scrittura.
Persone perfettamente imperfette
Dopo aver raccontato l'imperfezione con malinconia, decide di prenderla in giro.
Nasce così il progetto dei Manuali per persone perfettamente imperfette, una collana ironica i cui nuovi titoli sono in preparazione.
Piccoli manuali dedicati alle nevrosi, alle contraddizioni e alle assurdità della vita quotidiana.
C'è l'ipocondriaco che conosce il cardiologo meglio del proprio barista.
Il giocatore di padel scarso che non perde mai per colpa propria.
Il genitore che cerca di sopravvivere ai figli.
Quello che giurava che un cane in casa non sarebbe mai entrato.
E poi il meraviglioso universo dei social e del lavoro, dove improvvisamente sembrano essere diventati tutti CEO, founder, mentor, coach e leader visionari.
Il principio della collana è semplice:
siamo tutti molto più ridicoli quando cerchiamo disperatamente di sembrare perfetti.
Tanto vale riderne.
Anche perché, dopo aver passato anni a scrivere di fragilità, Bettini sembra aver scoperto che qualche volta il modo migliore per raccontarla è proprio l'ironia.
L'irriverente
Ed eccoci forse alla definizione che riesce a tenere insieme tutte le altre.
Irriverente.
Non perché senta il bisogno di provocare a tutti i costi.
Ma perché ha sempre avuto una certa difficoltà ad accettare che qualcosa debba essere fatto in un determinato modo semplicemente perché "si è sempre fatto così".
È successo con la poesia.
È successo con l'arte.
È successo quando ha deciso che davanti a un quadro il pubblico non dovesse necessariamente limitarsi a guardare.
Ed è successo con la scrittura, dove può passare dalla fragilità di un uomo alla disperazione di un ipocondriaco convinto di avere tre malattie mortali prima di colazione.
Bettini continua a dipingere, scrivere, inventare titoli improbabili, iniziare progetti quando quelli precedenti non sono ancora terminati, cambiare idea, innamorarsi di intuizioni che magari qualche tempo dopo considera assurde e cercare continuamente qualcosa che ancora non sa bene cosa sia.
Ha attraversato la poesia, la pietra, la pittura, l'arte partecipata, le vite degli altri e la narrativa senza riuscire — fortunatamente — a trovare una casella nella quale stare fermo.
Forse perché il filo che tiene insieme tutto non è una professione.
È la curiosità.
La necessità quasi infantile di provare.
Di fare.
Di vedere cosa succede.
E soprattutto la convinzione che si possa parlare di amore, paura, fragilità, arte, dolore e vita senza diventare necessariamente noiosi.
Per questo, se proprio bisogna mettere tutto in poche righe:
Stefano Bettini è poeta per necessità. Artista per istinto. Ideatore di Art[e]xperience per curiosità. Ghostwriter per ascoltare. Scrittore per raccontare. Irriverente per natura.
E, soprattutto,
seriamente poco serio per sopravvivere a tutto il resto.